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Visita alla città

Tutto su Ala

Ala è una delle sei città della provincia di Trento, proclamata tale nel 1765 dall'Imperatore Giuseppe II a seguito del notevole sviluppo economico ed architettonico derivato dalla lavorazione della seta e dei famosi velluti esportati e rinomati in tutta Europa.
Borgo ricco di arte e di storia, ha un centro storico di notevole interesse che lo rende fra i più affascinanti del Trentino. L'impianto urbanistico è rimasto in larga parte intatto, di impronta tipicamente medievale, caratterizzato da suggestive e strette vie selciate, cortili, loggette e imponenti palazzi signorili.
Ala conobbe il suo periodo di massimo splendore nei secoli XVII e XVIII, a quest'epoca risalgono gli eleganti palazzi che ne abbelliscono le vie. Divenuta importante centro commerciale e culturale, la città ospitò illustri personaggi: Carlo V, Carlo VI, Francesco I con la consorte Maria Teresa d´Austria, Giuseppe II, Napoleone I, lo zar Nicola I, San Carlo Borromeo, Wolfgang Amadeus Mozart, e molti altri.

Ai visitatori questo periodo magico è raccontato dai sontuosi palazzi, dai portali in pietra, dagli splendidi affreschi murali, dagli ornamenti delle facciate e da civettuoli balconi in ferro battuto.
Alla riscoperta della sua origine e della sua storia, Ala fa rivivere ogni anno la sua "età d´oro" quando i suoi meravigliosi velluti erano esportati e conosciuti in Europa: in estate la città organizza una serie di manifestazioni, denominate appunto " Ala città di Velluto", con l'allestimento di spettacoli che fanno sosta nelle vie del centro storico, nelle splendide cornici dei palazzi settecenteschi che accolsero principi e uomini illustri. Attori, musici e cantanti raccontano ai visitatori quest´epoca perduta. I palazzi signorili e le corti sono animati dagli antichi mestieri di un tempo (su tutti la produzione artigianale dei tessuti), le guide in costume accompagnano i turisti nelle visite nel centro storico, mentre nelle antiche locande, allestite per l'occasione, vengono riproposti i piatti tipici della cucina settecentesca.

Ala si trova nella Valle Lagarina, a metà strada circa tra Trento e Verona sull'asse di comunicazione tra sud e centro Europa, infatti il suo territorio è attraversato dalla ferrovia del Brennero, dalla statale 12, dall'autostrada A22 del Brennero e dal fiume Adige.
Il primo sguardo, venendo da Nord, và al santuario di San Valentino situato sul colle omonimo, quasi a picco sulla valle, dove a fianco parte lo stretto passaggio per Passo Buole detto anche le Termopili d'Italia, teatro di sanguinose battaglie durante la prima guerra mondiale.

Venendo da Sud invece, ci si trova di fronte alla chiesetta di S. Pietro in Bosco, sulla statale 12, fra le più antiche del Trentino, con il suo bellissimo campanile in cotto dalla foggia ghibellina dove, Secondo la tradizione, nel 589 sarebbero state celebrate le nozze fra la regina Teodolinda di Baviera ed Autari re dei Longobardi.
Per chi transita di notte è quasi impossibile non scorgere, nella parte alta della città, i riflessi illuminati della chiesa decanale e del massiccio ed alto campanile.

La nostra visita alla città inizia dalla piazza centrale di San Giovanni da sempre centro amministrativo, politico e religioso, troviamo infatti quattro importanti edifici di seguito illustrati :

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P.zza S.Giovanni Battista e Chiesa S.Giovanni Evangelista

Costruita nel 13° secolo, con annesso ospizio dei lateranensi, la chiesa di San Giovanni è stata più volte restaurata e ampliata: subì notevoli trasformazioni nel corso dei secoli.

Agli inizi del 1800 sono state affrescate la volta centrale dal Fattori e la lunetta dall'udinese Paluello, la pala dell'altare maggiore è opera del veronese Turchi detto l'orbetto, riproducente la Madonna con i santi Giovanni Rocco e Sebastiano. La facciata aveva una superficie concava ed un timpano curvo anzichè triangolare come l'attuale.

Nella Sacrestia erano conservate 4 tele di piccole dimensioni ma di notevole valore ed interesse artistico culturale religioso, opere del Craffonara, ora conservate nel museo Parrocchiale di S.Maria Assunta.

La facciata di stile neoclassico con timpano e lesene alla fine del 1800 prese le fattezze attuali, purtroppo con materiali non idonei e l'uso di una pietra non adatta allo scopo.



Ginnasio

Quasi a delimitare la piazza troviamo l'ex Ginnasio sorto nel 1774 per volere della Comunis.

Il Ginnasio di Ala era assieme a quello di Vipiteno il più antico della regione .

Vi trovò sede il magazzino Annonario e quindi il Monte di pietà , sino a 30 anni addietro le Scuole Medie e anche il Biennio Unitario Sperimentale.

Completamente ristrutturato da alcuni anni ospita corsi di Laurea in Igienista dentale, tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia, e tecnica della riabilitazione psichiatrica.

La prima fontana che incontriamo è sul muro del Municipio (foto a destra).
Una piccola e aggraziata fontanella con tazza a spicchi e pigna di raccordo basso; l'acqua di scarico di questa fontana era di proprietà del palazzo Gresta -Malfatti ora Azzolini , essa serviva per alimentare la fontana del parco, per l'irrigazione del parco e delle coltivazioni e anche del laghetto sito in fondo al grande giardino .




Domus Comunis Municipio

Costruito poco prima della Chiesa, presentava una scala esterna la quale portava ai vari piani; l'attuale facciata neoclassica con portale e balcone fu costruita nel 1829.

Nel 1992 terminano i lavori di ristrutturazione del Municipio e di casa Morandini acquistata dal comune per l'ampliamento dello stesso.

Da sempre residenza Municipale, con il tempo sono cambiate le denominazioni: col 1700 Comunitas Alae poi Civitas Alae , Magnifica Comunità di Ala , Civico Magistrato e per ultimo Municipio della Città di Ala , unica città dei 4 Vicariati.


Palazzotto Maffei

Costruzione di proporzioni ridotte fine 1600 inizi 1700, il portale ad arco con conci alternati bugnati e lisci mette in evidenza l'artistica rosta in ferro battuto e lo stemma gentilizio, il poggiolo sorretto da 4 mensoloni, la porta marmorea con trabeazione putti e cimasa .
Molto curiosa la diversa angolazione nelle spalle del portale marmoreo: acuto sulla sinistra e ottuso sulla destra, il tutto, per mantenere la prospettiva .
Con questa soluzione, il progettista, ha ovviato alla infelice angolazione della facciata (rivolta verso casa Morandini, ora palazzo Comunale) disegnando gli stipiti, anzichè a 90°, con un grado di angolazione tale che il portale si apra sulla piazza; per essere stato pensato e soprattutto realizzato 300 anni fà, ci fa ben capire la particolarità dell'opera (vedi particolare foto a destra).


Palazzo Gresta - Malfatti ora Azzolini

Palazzo di notevoli dimensioni, dalla facciata grandiosa ed imponente che si erge prestigiosa e si nota, qualsiasi sia la posizione del visitatore.
Da notare che questo palazzo, in stile neoclassico, presenta un timpano nella parte superiore della facciata, come la chiesa, grande e alto più della Domuns Comunis e della chiesa di S.Giovanni Battista e S.Giovanni Evangelista: questo stava a significare che i Malfatti erano più grandi ed importanti sia della Chiesa che sopratutto del Civico Magistrato.
Nei primi del 1700 i fratelli Gresta risultavano proprietari del terreno su cui sorge il palazzo in piazza S.Giovanni. Dal 1760 quando la famiglia Malfatti, una delle più illustri ad Ala, cedette il palazzo del Carrubbio agli Angelini, si divise in tre rami : il maggior casato andò ad abitare in una parte del nuovo palazzo di piazza S.Giovanni, gli altri due andarono rispettivamente nei palazzi in via Nuova e in via Torre.
Venne venduto completamente alla famiglia Malfatti nel 1883 che lo restaurò nella parte esterna, aggiungendo alla facciata simmetrica 4 ordini di finestre cantrassegnate da marcapiani, due poggioli a balaustra in pietra e le finestre centrali sopra il portone (vedi particolare dello stemma sul portale).

Maestoso e vasto il portico con pavimentazione in leggera pendenza che porta al parco giardino sul retro, sulla sinistra una porta in stile Liberty raffiguranti delle donne di stupenda bellezza e leggiadria, poi, attraverso un elegante scala a linee curve, si sale ai piani superiori, il passamano della scala dal primo al secondo piano è ricoperto in seta prodotta in Ala.
Al primo piano troviamo il piano nobile composto da varie sale, la pù imponente è la centrale, che si affaccia attraverso i due poggioli, su piazza S.Giovanni; il soffitto affrescato è abbastanza ben conservato con un camino in marmo, i serramenti originali testimoniano la volontà di grandezza. Le sale laterali portano alle pareti sete da parati nel colore giallo per la sala cinese a sinistra, verde e poi rosso per le sale di destra; dette sete sono tutt' ora ben visibili e di fattura molto pregiata.
Meritano un capitolo a parte i pavimenti, di pregio è dir poco, sono a quadrotti con legni di colore e disegno diverso sia all'interno che fra loro, lo spessore dei quadrotti è notevole e multistrato con le venature dei vari legni anche in spessore incrociate con il fine di avere meno movimento del legno, il tutto appoggia su di una trama composta da travature e listelli poste nei due sensi. I vari colori dei listelli che formano il disegno nel piano di calpestio - usura del quadrotto sono legni del colore naturale e non tinteggiati.
Inoltre un loggiato chiuso poi col tempo portava a tre sale affrescate e delle quali una rappresentante, nel soffitto agli angoli, il viso di quattro pittori.
Importante il parco giardino, un tempo per parco s'intendeva il vigneto e comunque terra coltivata, poi avvicinadosi ai nostri giorni sempre più giardino, presenta piante che rasentano il secolo, una fontana in cemento e contornata da pietra di tufo e sassi con zampillo centrale, si vede ancora un serraglio il quale ospitava oche, anatre e altri volatili necessitanti dell'acqua. In fondo, sotto la collinetta la "giazera" locale sotterraneo il quale serviva per conservare il ghiaccio, a sinistra laghetto con un ponticciolo e passeggiata a suo tempo ospitante anch'esso cigni e altri animali acquatici. L'alimentazione per tutto questo era data dalla fontana di piazza S.Giovanni, la quale olre all'irrigazione di tutto il parco provvedeveva ad alimentare fontana e laghetto.
(Immagini: zona di sosta per i cavalli, selleria, fontana e viale del parco, serra d'inverno, casetta ornamentale nel giardino)

Proseguiamo ora l'itinerario dirigendoci verso la Villa Alta, ora via Roma nel nucleo storico precedente ai velluti.
Il primo palazzo di rilievo che possiamo osservare è:

Casa Zanderighi poi Garavetta, DeGresti, orfanortofio, asilo infantile e ora Biblioteca Comunale.

La facciata austera e leggermente concava con finestre a cimasa sormontate da sfere: questa è una delle facciate che ricorda meglio il momento Barocco della Città di Ala.
Sulla sinistra affresco del 1528 rappresentante Madonna con S.Caterina, S.Antonio, S.Rocco e S.Lucia patrona dei Vellutai Alensi.
Il palazzo ha subito diversi interventi di ristrutturazione, nel 1741 con la sopraelevazione del corpo centrale, apertura di un portale e delle ampie finestre di stile Barocco, i loggiati interni su tre ordini vennero aggiunti più tardi, tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800.
Nel sottotetto è visibile l'intervento di prolungamento della copertura e sono rimaste le vecchie finestre ottagonali, altri interventi si realizzarono nel 1887 quando l'edificio venne adibito ad Asilo e Orfanotrofio con il lascito del Barone Malfatti.
Il 18 novembre 1565 la famiglia Zanderighi ospita il Cardinale Carlo Borromeo divenuto poi San Carlo Borromeo in viaggio verso Trento per incontrare le sorelle dell'Imperatore Massimiliano di Germania condotte dal fratello Carlo d'Austria in spose agli Este di Ferrara e ai Medici di Toscana .
La stanza in cui dormì San Carlo è la cappella al primo piano, la quale presenta un' interessante soffitto con volta ad ombrello affrescata d'autore ignoto per ricordare la sua visita ad Ala; gli affreschi sono stati restaurati nel 1783 dal pittore Veronese Canali, i recenti lavori di ritrutturazione hanno messo in luce altri elementi decorativi in particolare al secondo piano un solaio con travature in legno decorate a rosoni risalenti al 18° secolo.
La Biblioteca Civica sorse nel 1866, dal 1985 in questa sede, una delle più importanti del Trentino, sono raccolti circa 75.000 volumi dei quali 20.000 di rilevante interesse storico appartenenti al Fondo di Conservazione.
Sede anche del Museo Dalla Laita, in rifacimento e di futura pubblicazione.

Piazzetta del Mandolin

Ci avviciniamo nella parte più antica dell'abitato, questa piazzetta, assieme a via Zigatteria, delimitava il confine più basso del primo insediamento.
Questa fontana, quella di P.zza S.Giovanni e l'altra in via S.Caterina (vicino a palazzo Pizzini) vennero collocate nel 1761.
A causa soprattutto della magra portata d'acqua di cui andava soggetta periodicamente la sorgente del Tarello, per elimanare lagnanze , il consiglio della Comunità deliberò che l'acqua venisse erogata alternativamente per un giorno alle fontane della zona alta e per l'altro a quelle della zona inferiore .


Vicolo Solozzo

Strettissimo passaggio che unisce due vie, via Roma e via Meati, probabilmente, inizialmente, passaggio diretto al centro dell'insediamento. Il nome potrebbe essere una derivazione di "zum schloss" (al castello), la cosa che lascia perplessi è l'utilizzo della lingua tedesca.


Piazza Bonacquisto

Le prime abitazioni sembrano essere sorte nel 102 AC come presidio militare nella parte alta di Ala, Tovo, Acquedotto e la zona della Chiesa Parrocchiale, all'epoca del Console Romano Quinto Lutazio Catullo, che nel 101 AC, inseguì i Cimbri sconfitti attraverso la via Claudia Augusta, l'attuale Val Lagarina.
Questa è Villa Alta, la più antica piazza di Ala dominata da 2 edifici importanti: a destra casa Ex Simonetti, dall' impronta signorile nella facciata e a sinistra casa Pellegrini Debiasi ora Eccheli; nella facciata in via Roma un grande affresco della Madonna di Loreto con la traslazione della casa, di fronte, sulla casa Mellarini due affreschi del 400 e 500, ormai indecifrabili.
La piazza porta il nome dell'Arciprete Alfonso Bonacquisto Rivano insediato dal Principe Vescovo Madruzzo nel 1631; il nuovo pastore seppe accattivarsi la simpatia dei parrocchiani per la vicenda dell'acqua potabile.

"A quei tempi c'era grave mancanza d'acqua potabile tanto che si doveva ricorrere a quella del torrente Ala incanalata nella Roggia, la quale scorreva a valle dell'insediamento umano e, non esistendo sistema fognario, la stessa era a forte rischio malattie infettive. Il nuovo Parroco capisce l'importanza d'avere la salubrità dell'acqua e individua nella sorgente del Tarello, a monte delle abitazioni, la soluzione al problema dell'approvigionamento idrico: progetta quindi di canalizzare l'acqua fino alla canonica della Parrocchiale formando la prima vasca di raccolta " il bacino piezometrico " e poi, dividendola in due tronconi, di distribuirla così alla popolazione. Il primo ramo passa da via Roma, P.zza S.Giovanni, via Torre e via S.Caterina, l'altro dalla fontana della Gioppa, via Meati, p.zzetta del Mosè e via Nuova "

Ad oggi solo la fontana a lato della Parrocchiale eroga ancora l'acqua della sorgente del Tarello e bevendola si degusta un' acqua diversa, meno fredda e più morbida rispetto a quella dell'acquedotto.

"
Per far fronte alle spese di realizzazione del progetto Don Bonacquisto coinvolse la nobiltà Alense chiedendo di sostenere economicamente la costruzione del sistema idrico, prospettando che se la popolazione avesse continuato a bere acqua della roggia le malattie, quali il tifo, avrebbero in poco tempo decimato la popolazione, con conseguente mancanza della forza lavoro.
La nobiltà, sostenendo l'iniziativa, si riservò così in cambio il privilegio di avere l'acqua corrente gratuita in tutti i palazzi cittadini, le cosiddette "Spine d'Oro".

Da allora, questo privilegio si è trascinato per secoli fino ai giorni nostri, infatti è solamente da qualche anno che la fornitura idrica gratuita nei palazzi si è calmierata e una parte viene ora conteggiata, nonostante l'acqua provenga totalmente dall'acquedotto comunale attraverso la rete idrica.
Comunque, grazie a Don Bonacquisto, è dal 1634 che l'acqua zampilla ininterottamente nella fontane pubbliche di Ala.

Via Ortombina

Da Piazza Bonacquisto prendiamo ora la stretta via Ortombina e, subito sulla destra, troviamo un affresco di Antonio Gresta, poco dopo inizia la ripida salita alla Chiesa ed alla sua terrazza con vista sull'intera città.

Chiesa Parrocchiale di S.Maria Assunta

I primi scritti del tempio risalgono al 1178, inizialmente fu una cappella annessa al castello, che sorgeva sul fianco del monte e dominava la vallata. Il castello fu distrutto nell'ambito delle lotte fra i signori Castelbarco e i Principi Vescovi di Trento ( vedi sezione Storia di Ala), ma la chiesa mantenne nei secoli la sua funzione simbolica e rappresentativa.
Nei secoli è stata sottoposta a varie trasformazioni, nel 1488 fu ricostruita e consacrata con tre altari e tre navate sorrette da sei colonne, archi a sesto nè rotondo nè acuto. Poichè era angusta e disadatta, tra il 1561 e il 1586 fu ingrandita, con l'aggiunta di altri due altari, il presbiterio e un coro pentagonale dal Cardinale Madruzzo.
Negli anni 1649-1670 la chiesa fu totalmente ristrutturata, dapprima allungando le navate, poi eliminandole; furono costruiti anche la Canonica e il campanile (l'attuale cipolla di rame è del 1827 e sostituì la preesistente cuspide crollata, prima le campane erano poste "sopra alcune travi in legno" fu appunto l'Arciprete Bonacquisto a voler far erigere l'attuale artistica torre), la Chiesa fu riconsacrata nel 1708.
Sul basamento in pietra sono murate due lapidi: quella inferiore ricorda il costruttore Domenico Bianchi (comensis anchitecto), quella superiore il rifacimento avvenuto nel '600.
Danneggiata nella prima Guerra mondiale, fu riconsacrata nell'aspetto attuale nel 1929.
L'imponente facciata con timpano era un tempo dipinta a motivi ornamentali, delle tre porte d'ingresso è rimasta solo quella centrale che rompe la monotonia di un esterno che ha ben poco di artistico all'infuori del barocco portale su cui troneggia la statua della Vergina Assunta patrona di Ala.

Interno
Gli affreschi della volta, del veronese Jemolo, sono del primo dopoguerra, la Chiesa ha nove altari in marmo policromo, ricchi di decorazioni, statue e tele.
Sul fianco destro: il primo altare, eretto a fine '700 dalla Corporazione dei Vellutai, è dedicato a Santa Lucia con dipinto di scuola dei Cignaroli; il secondo, dedicato a S. Antonio, eretto dal Malfatti, ha pala attriuita a S. Gresta. Il terzo, della Compagnia del Rosario, ha una preziosa tela di Felice Brusasorci (1583). Presso la Sacrestia, sepolcro datato 1664 del parroco Alfonso Bonacquisto, famoso per aver avviato l'arte della seta e dei velluti in Ala.
Cappella a destra dell'altare maggiore con pala della Sacra Famiglia, d'Antonio Gresta (1671-1726). Nell' abside grande affresco (SS. Trinità che accoglie la Vergine) del veronese Giorgio Anselmi anno 1752; sua è anche la pala dell'Assunta, in cornice barocca dell'anno 1755; dello stesso anno l'altare maggiore, di Paina di Castione. A destra Cappella di San Macario con tela attribuita ad Orlando Fattori.
Sul fianco sinistro : il terzo altare, eretto nel 1708 dalla Compagnia dell'Inviolata, ha una preziosa statua lignea del sec. XVI (Madonna e Bambino), il secondo, voluto dalla famiglia Burri, ha una pala attribuita ad A. Gresta e statua dell'Addolorata del sec. XVII. Il primo altare, eretto da Madernino Gresti (1709), ha un crocefisso del fiammingo Guglielmo Duschi (1710).

con la preziosa collaborazione del sig. Bruno Tessadri
(Associazione culturale Vellutai della Città di Ala)


il tragitto continua ....torna presto a trovarci...

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